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cenni storici terme santa maria

Il bacino idrogeologico del Comune di Ferentino è considerevole poiché nel comprensorio termale affiorano diverse emergenze idrominerali: Fontana Olente, Scrofino, Bagnatoio, il Bicipite. Le acque che alimentano tale bacino sono di tipo sulfureebicarbonato calciche. Il grado sulfidrimetrico è di 1911 corrispondente a quello di acque sulfuree a media concentrazione adatte ad una vasta gamma di utilizzazioni. Il contenuto in ioni di bicarbonato si aggira sui g 1,04, mentre quello dei calcio sui g 0,27/1 e quello di C02 in mi 361, 3/1. Il bacino idrologico ha una portata di 1 130 al minuto. Queste acque trovano applicazione in un'ampia gamma di cure per numerose patologie. ( Fonte storica degli inizi del “900 )

Le opere idrauliche furono attuate nell’Ottocento per rendere il territorio meno paludoso. Dalle planimetrie ancora esistenti negli archivi si comprende come l’emersione di queste acque sia ai piedi del monte Radicino, sul versante opposto all’altro verso Tecchiena; una località studiata anche da Stoppani ( “Il Bel Paese“ ), come territorio vulcanico.

Ai toponimi sopra citati si è aggiunto, forse in epoca medioevale l’altro: la Maddalena. E’ questa una denominazione medioevale che si ritrova in Alatri e Veroli per indicare l’esistenza di Lebbrosari sorti quando la malattia cutanea, denominata allora Elefantiasi, si andava diffondendo nel Sud dell’Italia con il ritorno dei Crociati. I detti luoghi dovevano accogliere, ma tenere lontani dai centri urbani, pellegrini malati di quell’affezione cutanea e di altre simili. L’isolamento si affiancava ad un tentativo di cura con acque sorgive ritenute terapeutiche ma soprattutto miracolose; a volte, come a Veroli, se le sorgenti erano lontane, i malati venivano ivi portati a dorso di muli per le abluzioni. Nel caso della Maddalena a Ferentino l’ubicazione del lebbrosario nei pressi della Fontana Olente permetteva di conseguire le due finalità: l’isolamento e la cura. Il lebbrosario della Maddalena di Ferentino ricorda quindi l’aspetto peculiare della medicina romana e medioevale, che mirava alla terapia dei malati fondata sull’empirismo, sulla tradizione locale e sui risultati, tralasciando ogni ricerca ed attenzione sulle eventuali cause delle malattie. Nella stessa località Maddalena di Ferentino, oggi non si osserva la prosecuzione dell’antico iter terapeutico, essendo subentrata qui ed altrove la medicina moderna e d’avanguardia, la quale fonda ogni successo terapeutico sul principio della diagnosi precoce. Il luogo e la sorgente di acque sulfuree, hanno superato un periodo critico intermedio, vissuto nell’Ottocento e Novecento, quando il Lancisi ed il Baccelli, illustri clinici di Roma, venivano chiamati, per valutare,l’uno quelle acque sorgive maleodoranti come causa di “ febbri putride” epidemiche, l’altro per definire la composizione delle acque stesse per finalità terapeutiche specifiche. Il clinico universitario prof. Guido Baccelli diede alle stampe nel 1878 la sua relazione finale cita anche alcune conclusioni del Lancisi, aggiungendo:” ….. Oggi però cercherebbesi indarno quando in quelle splendide linee ebbe accennato l’Archiatro di Clemente XI. Tutto distrusse la ingiuria de’ tempi. Ebbesi spesse volte il filantropico disegno di raccorre queste acque e trarne partito medico, ma da molte difficoltà venne altrettante volte sfatato …. Noi ci portammo sul terreno e scorsolo qua e là vedemmo sotto il monte Radicino scaturire le sorgenti acidule della Maddalena, indi farsi sopra suolo le solfuree ond’ebbe nome la contrada …… Dal fondo del serbatoio ove queste acque si adunano, veggonsi spiccare bollicine gazese in quantità ragguardevole, le quali fanno sì che l’atmosfera circostante senta dell’idrogeno solforati. ….” Il Baccelli precisò allora, e la sua affermazione è tuttora valida, che l’acqua non è termale: e questo deduce dalla temperatura del liquido sorgivo. Tuttavia egli auspicava già in quegli anni l’estendersi in Italia dell’idro-terapia con acque minerali fredde, come quelle di Ferentino, ed accenna brevemente sulle indicazioni terapeutiche: “ Designare tutti e singoli que’ casi, ne’ quali l’uso delle acidulo-Solforose possa riuscire profittevole, è superfluo a’ Medici esperti, inutile al volgo incapace di portare un giudizio di convenienza terapeutica. Può dirsi in breve ch’esse saranno giovevolissime nelle Dermatosi erpetiche e sifilitiche, negli incentramenti sulle zone muccose in ispecie di cotesti fattori morbosi, stimulando la cute, adducendovi efflorescenze, provocandone reazioni diaforetiche, ed usate internamente, sollecitando il ventre e le urine. Le croniche flemmasie dipendenti dal principio reumatico, artritico, gottoso; le ulcere sordite, le piaghe atoniche potranno essere, come lo furono in casi molteplici, mirabilmente giovate. I flussi morbosi e diuturni dell’utero, della vagina, per inquinamento dei mentovati principi saranno da ben diretta economia di queste acque minorati, repressi; rilevando dal decadimento la fibra, stimolandola salutarmente, e provocando l’antagonismo cutaneo così mai vantaggioso. Gli effetti di un circolo torpente, la lentezza delle linfe, la mala elaborazione negli organi loro pricipui, gli ingorghi, i tumori scrofolosi, le risultanti soluzioni di continuo troveranno, siccome trovano, vantaggi decisi.” Nel secolo passato, il 21 maggio 1928, il professor Armando Bussi, docente di Patologia medica e di Idrologia medica all’Università di Roma, portò i suoi studenti in gita di istruzione a Ferentino e tenne una lezione sulle stesse acque “ Alcaline- Sulfuree “. Tale lezione fu data alle stampe e vi leggiamo:”Abbiamo quindi due elementi terapeutici di primissimo valore e la cui importanza la idrologia moderna ha posto in essere. Noi potremo quindi servirci di queste acque come acque alcaline e come acque sulfuree, e per la loro ipotonia servircene come bibita per via orale ( terapia idroponica ) e per bagni ( crenoterapia balneare ) cui potremo aggiungere le inalazioni e le applicazioni locali come ascendente e irrigazioni vaginali ed uterine …… “ Le indicazioni terapeutiche suggerite sono più dettagliate e derivate da maggiore conoscenza della chimica e delle patologie. Egli spiega gli effetti terapeutici sulle malattie cutanee, delle mucose e del ricambio spiegandone i meccanismi e non affidandosi affatto all’empirismo od alle tradizioni. Le ultime nuove indicazioni del prof. Bussi si riferiscono alle intossicazioni saturnine, al bromismo, allo iodismo cronico, al morfinismo ed al cocainismo “ usando la doppia cura dei bagni e della bibita.” Accennando per ultimo alle tecniche ed alle apparecchiature per le nebulizzazioni delle acque sulfuree egli afferma: “ Le sostanze atomizzate non riescono affatto irritanti. Con tale metodo inalatorio si possono curare tutte le forme polmonari delle bronchiti, i catarri cronici dei vecchi, gli stati morbosi pneumoadenopatici, le forme asmatiche con catarro diffuso dei bronchi e con enfisema.” Nell’anno ( 1928 ) in cui il Bussi teneva la sua lezione agli allievi presso le sorgenti di acque sulfuree di Ferentino poteva concludere giustamente che ormai si era “ usciti dall’empirismo, ci avviamo faticosamente sulle soleggiate vie della scienza “. Tuttavia la continuità con la medicina romana e medioevale oggi può dirsi ancora assicurata, se si osserva che ora, come in quegli anni più remoti, il principio di curare un malato persiste nella stessa località delle sorgenti di Ferentino, anche liberato da tradizioni e da empirismo. Qui oggi si affida ogni successo e possibilità di cura delle malattie ad una diagnosi precoce con apparecchiature d’avanguardia; premessa per un immediato indirizzo terapeutico, medico o chirurgico. Affiancata ad un moderno iter terapeutico, che parte da una diagnosi preliminare e scientifica di ogni malattia, assicurata da una modernissima tecnologia, si è riattivata, nello stesso luogo, l’utilizzazione della sorgente sulfurea, limitata però alle particolari affezioni cutanee, inestetismi etc.; e ad alcune specifiche affezioni infiammatorie delle prime vie respiratorie. Intanto collateralmente la diagnostica precoce, mediante l’acquisizione di immagini di RMN sul vivente, appare, nella sede ADITERM di Ferentino, come la realizzazione dell’assioma spesso ripetuto dal prof. Guido Baccelli sul finire dell’ 800:

La diagnosi esatta è la sovrana potenza del clinico, perché la diagnosi esatta è la prima necessità della cura ” ed i suoi concetti agli amò riassumere nella frase sintetica ed espressiva: La clinica moderna è scuola di anatomia viva”.

( a cura del Dr. Alfredo GABRIELE)

planimetria
planimetria

Planimetrie dell’800 del territorio della “ Maddalena “ con indicazione delle sorgenti e corsi delle acqua sulfuree. ( in Archivio di Stato di Frosinone )

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